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Cucina moderna

RIFLESSIONE DI VIAGGIO
- MONACO DI BAVIERA -

Dove la cucina è diventata il cuore di casa

Monaco di Baviera sorprende. Non solo per le sue birrerie storiche, i mercatini ordinati o i viali ampi punteggiati da palazzi eleganti. A sorprendere è il modo in cui questa città sa parlare di casa, di design e di identità attraverso luoghi spesso inaspettati.

 

 Ed è in un museo che racconta il presente, il design e la vita quotidiana — il Pinakothek der Moderne — in una giornata di pioggia e scarpe bagnate che ho trovato una riflessione profonda su un luogo intimo e universale: la cucina.

 

Al centro della visita, un nome: Margarete Schütte-Lihotzky. Architetta austriaca, prima donna a esercitare ufficialmente la professione nel suo Paese, è conosciuta soprattutto per aver progettato, negli anni Venti, la Frankfurter Küche — la prima cucina moderna pensata in modo scientifico, funzionale e compatto. Un progetto rivoluzionario, ispirato all’efficienza dei vagoni ferroviari e delle cucine di bordo, concepito per facilitare il lavoro domestico delle donne, liberando tempo e spazio.

 

L’esposizione al Pinakothek non si limita a esporre arredi o modelli. È una narrazione profonda di come un ambiente domestico, nato per essere pratico e nascosto, abbia progressivamente acquisito dignità, visibilità, centralità. Lontana dall’essere un semplice spazio di servizio, la cucina — proprio grazie a visioni come quella della Schütte-Lihotzky — ha cominciato a trasformarsi nel fulcro della casa.

 

La mostra, ospitata temporaneamente anche in collaborazione con altri musei del design, raccontava l’evoluzione della cucina nel tempo. Dai rigidi e separati ambienti degli inizi del Novecento – pensati più per la servitù che per la convivialità – alle cucine modulari degli anni Sessanta, nate dalla rivoluzione del Bauhaus, fino alle cucine aperte e luminose di oggi, progettate per essere viste, vissute, condivise.

 

È lì che ho iniziato a riflettere: com’è cambiato il nostro rapporto con la cucina? Come siamo passati da un luogo nascosto, spesso chiuso da una porta, a un open space dove tutto ruota intorno al cibo, alla conversazione, alla presenza?

 

La risposta forse è semplice, ma carica di significato. La cucina non è più solo un luogo dove si prepara da mangiare. È diventata il cuore della casa, il punto in cui ci si ritrova a fine giornata, il posto dove si chiacchiera, si lavora, si studia, si accolgono amici. Uno spazio fluido, che cambia con noi e con le nostre vite.

 

A Monaco, città precisa e creativa allo stesso tempo, questa trasformazione è raccontata con eleganza. Dai pezzi d’archivio di cucine storiche – vere e proprie opere d’ingegno – fino alle interpretazioni più contemporanee che uniscono tecnologia, sostenibilità e comfort. Il design qui non è mai freddo. È pensato per accogliere.

 

E in fondo, cosa significa davvero “home”? Non è solo un tetto o quattro mura. È un concetto che prende forma nei gesti quotidiani, nella domanda: “hai mangiato?”, negli spazi vissuti, nei profumi che ricordano chi siamo. E la cucina, oggi, è il luogo che più di tutti incarna questo concetto: calore, funzionalità, comunità.

 

Lasciando il museo, ho capito che questo viaggio a Monaco mi ha raccontato molto più che una storia di architettura o arte. Mi ha parlato di casa, in senso profondo. Di come la nostra vita, pur cambiando continuamente, continui a cercare un centro.

 

E spesso, quel centro è proprio attorno a un tavolo, a un fornello, o a una chiacchierata con chi amiamo, mentre l’acqua bolle.

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